Crea sito

Comunicato del Servizio Tecnico di Bacino Romagna

testo del comunicato

La "manutenzione" del Marecchia

foto del fiume

Sta circolando fra i Cittadini dell’Alta Valmarecchia una petizione da titolo "Per il nostro Fiume Marecchia".
Nella petizione si chiede  che si intervenga al più presto per una efficace manutenzione del Fiume Marecchia e dei suoi affluenti.
La raccolta è fatta su base comunale su proposta di uno o più Comuni. Il testo è un semplice estratto di un più ampio documento di quattro pagine del marzo 2012 diffuso dai “sette Comuni” e dalla Comunità Montana Alta Valmarecchia. La petizione verrà inoltrata al Presidente della Regione Emilia Romagna Vasco Errani.


Nel merito, la petizione:
- parte con affermazioni del tipo “negli ultimi decenni il Fiume è stato irrazionalmente lasciato a se stesso e si trova in stato di abbandono” e “il rischio idrogeologico e idraulico sono ogni anno più incombenti” con riferimenti alle tragedie e ai “morti degli anni scorsi”;
- prosegue affermando che “è ormai indifferibile che le pubbliche amministrazioni, (Comuni, Provincia, Regione e Autorità di Bacino) affrontino seriamente il problema” rappresentato dai sedimenti in eccesso che si accumulano nel centro dell’alveo  che propongono “gravi scenari di Rischio per la pubblica e privata incolumità connessi all’aumento delle aree esondabili”;
- conclude proponendo quello che “anche gli amministratori locali hanno previsto” e precisamente che in carenza di finanziamenti pubblici si possano “finanziare i lavori di manutenzione del fiume con la cosiddetta compensazione”.
Il termine compensazione usato in questo contesto appare piuttosto ermetico. Si può ipotizzare che significhi: l’Ente pubblico appalta dei lavori pubblici pagandoli con la ghiaia ceduta a privati non meglio precisati.

Questo documento è emblematico del profondo malessere sociale in atto, del disagio che investe la società civile e delle difficoltà di mettere in atto Processi Partecipati. Si può prendere spunto dalla petizione “per il nostro fiume Marecchia” per fare almeno quattro tipi di osservazioni.

La prima osservazione è di tipo istituzionale. Data per scontata la buona fede dei Comuni risulta evidente che gli Amministratori sottopongono alla firma degli amministrati uno scritto distorsivo dei distinti ruoli e responsabilità. Sarebbe come dire che davanti alle situazioni di rischio conclamate e scritte sulla petizione i cittadini per esercitare il loro diritto di vivere in sicurezza devono partecipare a delle raccolte di firme.
Ma l’autorità locale che per legge deve sorvegliare sulla pubblica incolumità sono i Sindaci.
I Sindaci sanno a quali istanze superiori (Prefetto, Servizi Tecnici di Bacino alias Regione ecc.) devono inviare le loro istanze che immancabilmente avranno delle risposte con conseguente presa di responsabilità. Non sta in piedi che per l’esercizio delle proprie responsabilità gli amministratori si rivolgano ai cittadini per firmare una petizione.
E’ anche preoccupante che chi ricopre un ruolo istituzionale tratti la materia lamentandosi di inadempienze vecchie e nuove come se non esistessero tanti uffici preposti, ciascuno con diversificato personale specialistico, uffici che i Comuni devono essere in grado di mettere all’opera nell’interesse dei propri cittadini.

La seconda osservazione riguarda i contenuti. E’ macroscopica la sproporzione fra il quadro dei problemi delineato nella petizione e la richiesta-proposta formulata nella stessa. La Medicina prescritta per curare lo “stato di abbandono” del fiume assomiglia tanto a una cura-fai-da-te, la soluzione pensata per contrastare il livello del dissesto idrogeologico in atto appare un rimedio peggiore del malanno.
Colpisce la posizione del Comune di Verucchio che si impegna nella raccolta firme perché qualcuno intervenga sui sovralluvionamenti dell’alveo mentre il canyon che devasta il Marecchia sul suo territorio ha pericolosamente arretrato la testata verso la strettoia di Ponte Verucchio.
Per curare effettivamente il Marecchia malato occorre mettere, fra le priorità, anche interventi per l’inversione della tendenza erosiva in atto nel Canyon che oltretutto rappresenta un rischio idrogeologico per la conoide. Su questo tema molti cittadini avrebbero sicuramente piacere di essere coinvolti e documentati, da parte dei comuni e del Servizio Tecnico di Bacino, su quando e come si pensa di intervenire.

La terza osservazione è in materia di coerenza.  Se si accetta come punto di partenza di ogni iniziativa per il contrasto del degrado del Marecchia l’apposizione di un vincolo ambientale sul fiume, occorre dire che i ripetuti tentativi di istituire una minima forma di protezione dell’asta del fiume sono stati snobbati se non osteggiati dalla Provincia di Rimini motivandoli con una indisponibilità dei Sindaci. Nell’ultimo decennio in occasione della consultazione per la revisione del sistema delle Aree Protette fatta dalla Regione Emilia Romagna per ben due volte le Associazioni culturali e ambientaliste del territorio, rappresentative di tanta parte della società civile, hanno proposto di inserire fra le Aree Protette regionali l’alveo del Marecchia e le sue fasce spondali di ricarica della falda ma nessuna Amministrazione ha sostenuto tali richieste. La seconda bocciatura si è verificata a inizio 2013 ed ha riguardato la proposta di istituire un corridoio ecologico (in gergo una ZPS) che comprendesse l’alveo e le strette fasce riparie del fondovalle. Si tratta di una avversione preconcetta da parte dei decisori, dal momento che tale corridoio avrebbe sostanzialmente riguardato aree già sottoposte a limitazioni d’uso sul Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP).

La quarta osservazione riguarda il coinvolgimento vero dei Cittadini. Si tratta della necessità indifferibile che la Pubblica Amministrazione attivi un reale dialogo con la cittadinanza sulla formazione dei Piani territoriali. Ad oggi, gli obblighi previsti dalle ormai copiose direttive europee e norme regionali sui Processi Partecipativi sono sostanzialmente e regolarmente disattesi. Per rimanere in tema e quindi limitando le osservazioni solo alla recente pianificazione sull’ambito fluviale la cittadinanza:
- non è stata coinvolta o informata delle scelte fatte nell’estensione all’alta Valmarecchia del PTCP  pre-unificazione e non sa se i Comuni hanno formalizzato in tale occasione le norme appropriate per affrontare i problemi presentati nella petizione;
- non conosce se l’Autorità di Bacino ha realizzato il dovuto Piano di Gestione dei Sedimenti, un Piano sotteso a quello di Bacino, volto a indicare le soluzioni concrete ai problemi citati nella petizione;
- non è informata sul Piano Acque e sul Piano Alluvioni che per legge deve aver predisposto l’autorità di Bacino e su come questi Piani tocchino la materia della petizione.

"Quaderni" sul fiume Marecchia, dal materiale del Piano strategico di Rimini